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C’è Festival e Festival

Sono un po’ agitato.
Questa sera va in onda l’ultima puntata di "Festival in piazza", su Antenna3 : un programma nel quale i concorrenti si sfidano a colpi di canzoni, in genere classici della musica italiana, ed alla fine una canzone vince. La puntata successiva, però, i concorrenti sono ancora gli stessi, pur cambiando le canzoni. Tutto ciò si protrae da un tempo indefinito.
Dei curiosi personaggi popolano il parco concorrenti del suddetto programma:

Ivan, il gay (perché, nonostante millanti di avere una ragazza, è PALESEMENTE gay);

Nausicaa, la cicciabomba cannoniera;

Irene, la metallara che canta le canzoni di Giorgia;

Ed uno che non ricordo come si chiama, ma avete presente quando si dice "due braccia rubate all’agricoltura?", ecco. E’ lui.

Ce ne sono anche altri che, per clemenza, non menzionerò.
La giuria è inoltre composta da dementi e mummie riesumate dal sarcofago del pattume musicale italiano, come  Mario Tessuto, che tutti voi sicuramente ricorderete per la celeberrima "Lisa dagli occhi blu", una canzone al confronto della quale un calcio nei coglioni è motivo di sconfinata gioia.
Il mio fervore per la finale di stasera è pari solo a quello pre-finale mondiale: io, il Sarto e Karmalaa abbiamo anche inviato una mail ad Antenna3 chiedendo di poter partecipare come pubblico al programma, ma quei bastardi non hanno risposto.
Che il tuono li sciolga, quegli infami.
Lo scorso sabato, inoltre, il programma non è andato in onda per cause a noi ignote: allibito e visibilmente incazzato, ho chiamato Antenna3, intorno alle ore 21.30. La conversazione è stata più o meno così:

Antenna3: Pronto, Antenna3.

QSFB: Buonasera. Vorrei gentilmente sapere perché questa sera non è in onda il programma "Festival in piazza".

Antenna3: Ehh?

QSFB(adirato): Ho detto che vorrei sapere perchè non è in onda "Festival in piazza".

Antenna3: Guardi, io non so niente. Sono la guardia notturna. E qui ci sono solo io.

QSFB(sconsolato): La ringrazio.

Abbiamo poi scoperto, contattando direttamente un concorrente, Marco Evans, tramite il suo myspace, che il programma non era stato trasmesso a causa della concomitanza con la finalissima del Festival di Sanremo.
Ma stasera ci sarà.
Ed io fremo. E tifo Ivan.

(piccolissima ed opinabile considerazione del sottoscritto riguardo la "festa della donna": nel Marzo del 1908, un gruppo di operaie dell’industria tessile "Cotton" proclama uno sciopero per protestare contro le terribili condizioni in cui sono costrette a lavorare. Lo sciopero si protrae per alcuni giorni, finché, l’ 8 Marzo, il proprietario dell’industria blocca tutte le porte per impedire alle donne di uscire. Nello stabilimento scoppia un incendio, le 129 operaie tentano di fuggire ma trovano le porte sbarrate e muoiono arse dalle fiamme.
Ora, me lo spiegate che cazzo c’entrano i California Dream Men con tutto questo?)

Errore #152 – Windows non trovato: (R)allegrati (F)esteggia (B)alla

Lo sò, sono un nostalgico.
Ieri ho avuto un incontro ravvicinato con il mio primo IBM compatibile. Un 80286 ad 8 Mhz (20 con TURBO!!) e 256 Kb di Ram.. coprocessore matematico e qualcosa come 20 MB di HD.. (pagato una fortuna)..

un gioiellino..

In quei tempi windows 3.11 si installava con 9 floppy, office ne aveva almeno il triplo. Ci volevano ore, e culo per riuscirci, visto che una volta su due quei dannati dischetti non andavano. E ci voleva davvero un amico capace (e paziente) per risolvere i mille problemi di gestione. Ma si era costretti ad imparare.. sabagliando e sbagliando ancora..

digitando ad ex. "del /p" al posto di "dir /p" e ignorando gli avvisi.. Yes.. Yes.. Yes.. eccheccazzo YES!.. Ops..

non c’era internet su cui cercare.. e quando è arrivato i siti erano fuffa e si viveva in IRC.. no antivirus, no firewall.. un paese libero e pericoloso.. e divertente..
Oggi ci dicono che le cose, almeno in livello di sicurezza, siano cambiate.. (mhà..)

e si è arrivati alla convinzione che il PC (coi suoi intricati, magalitici, oppressivi, tirannici OS user-friendly) sia alla portata di tutti. L’utente medio così si sente in potere di trattare il PC come io tratto il cesto dei vestiti sporchi (o cesto magico): un meccanismo misterioso e complesso che si attiva nel momento in cui io butto i panni sporchi al suo interno, e finisce quando magicamente riappaiono, qualche giorno dopo, puliti e stirati nell’armadio. (Fino al giorno in cui ti trovi a vagare per casa incazzato, lamentando che il cesto magico non ha ancora finito l’upload dei tuoi jeans preferiti quando invece la coda dovrebbe essere smaltita dal rank riservatoti dalla quantità di condivisione di vestiti sporchi generato per il medesimo..)

Ma Fidatevi.. il PC non è vostro amico.. un giorno o l’altro ve lo farà capire..

Questa è una storia vera tratta dal supporto tecnico di Wordperfect.

  • "Ridge Hall computer assistant; posso aiutarla?"
  • "Si, be’, ho un problema con WordPerfect."
  • "Che tipo di problema?"
  • "Be’, stavo scrivendo, quando di colpo tutte le parole sono andate via."
  • "Andate via?"
  • "Sono sparite."
  • "Hmm. Cosa c’e sullo schermo?"
  • "Niente."
  • "Niente?"
  • "E’ vuoto; e non accetta niente quando io premo i tasti."
  • "Lei e ancora in WordPerfect, o ne e uscito?"
  • "Come posso saperlo?"
  • "Puo vedere il C: prompt sullo schermo?"
  • "Cos’e un sea-prompt?"
  • "Non importa. Riesce a muovere il cursore sullo schermo?"
  • "Non c’e nessun cursore: gliel’ho detto, non accetta niente di quello che digito."
  • "Il suo monitor ha un indicatore di accensione?"
  • "Cos’e un monitor?"
  • "E’ la cosa con uno schermo che sembra una TV. C’e una lucetta che dice quando e acceso?"
  • "Non lo so."
  • "Bene, allora guardi sul retro del monitor e cerchi dove entra il cavo di alimentazione. Riesce a vederlo?"
  • "Si, penso di si."
  • "Benone. Segua il cavo fino alla spina, e mi dica se e inserito nella presa nel muro."
  • "… Si, e inserito."
  • "Quando lei era dietro al monitor, ha visto se c’erano due cavi collegati sul retro del monitor, e non uno solo?"
  • "No."
  • "Ok, ci sono. Mi serve che lei guardi dietro di nuovo e cerchi l’altro cavo."
  • "… Ok, eccolo."
  • "Lo segua per me, e mi dica se e ben infilato nella sua presa dietro al computer."
  • "Non ci arrivo."
  • "Mmm. Be’, non riesce a vederlo?"
  • "No."
  • "Anche mettendo il ginocchio su qualcosa e sporgendosi in avanti?"
  • "Oh, ma non e perche non ho la giusta angolazione, e perche e buio."
  • "Buio?"
  • "Gia. Le luci dell’ufficio sono spente, e l’unica luce che c’e proviene dalla finestra."
  • "Be’, accenda le luci dell’ufficio, allora."
  • "Non posso."
  • "No? Perche no?"
  • "Perche manca la corrente."
  • "Manca… la corrente? Aha, ok, abbiamo scoperto il problema. Ha ancora lo scatolone, i manuali e l’imballo di quando il suo computer le e arrivato?"
  • "Be’, si, li tengo nello sgabuzzino."
  • "Molto bene. Li prenda, scolleghi il suo sistema e lo imballi come era quando le fu consegnato. Poi prenda il tutto e lo porti indietro al negozio dove lo ha acquistato."
  • "Davvero? E’ cosi grave?"
  • "Si, ho paura di si."
  • "Be’, allora e’ tutto a posto, suppongo. Cosa devo dire loro?"
  • "Dica loro che lei e troppo stupido per possedere un computer."

Ieri mi sono recato a sostenere l’esame di statistica.
Ora, l’esame di statistica è in assoluto uno dei più temuti dagli studenti di psicologia: uno si iscrive a psico per non aver più niente a che fare con la matematica per il resto della sua vita, convinto di aver già dato a sufficienza alle superiori, e si ritrova a smanettare tristemente una calcolatrice riesumata dal fondo di uno zaino Invicta usurato, che ti fa pensare a quanto sei vecchio.
La calcolatrice è la peggior nemica dell’uomo, mi verrebbe da dire. Poi ci penso e, forse, in realtà la peggior nemica dell’uomo è la sifilide. Ma comunque.
Mettiamola così: la mia calcolatrice è la mia peggior nemica. Punto. Quando presi il diploma di geometra due cose sapevo, o perlomeno credevo di sapere:

 
1. Non avrei mai fatto il geometra; ("è stupido, potevo incularmi le nuvole, invece di provare a fare il geometra", cantava Samuele Bersani);

 
2. Non avrei più utilizzato la mia calcolatrice scientifica, dimenticandone completamente le funzioni. All’occorrenza ne avrei usata una tipo quella che Berlusconi ci "regalò" all’entrata in vigore dell’euro, e l’avrei utilizzata per le tabelline, che stavo cercando di dimenticare.
Ora che ci penso, da chi li avrà presi i soldi per regalarci le calcolatrici?
Mah.

Comunque. Il primo punto è stato assolutamente onorato: per mia fortuna, ma soprattutto per quella altrui. Non ho mai fatto il geometra e ci sono ottime possibilità che non lo faccia per il resto della mia vita Il secondo punto è stato onorato fino alla settimana scorsa, quando mi è venuto in mente che non mi ero ancora laureato e quindi dovevo preparare l’esame di statistica. Prima di procedere, però, spenderei due parole su come ho rotto il rapporto con la mia calcolatrice, anni fa.

 
(QSFB esce dall’orale dell’esame di maturità e si reca subito a vendere i libri dell’ultimo anno. Fatto ciò si reca verso casa, con una sensazione di leggerezza infinita. Arrivato, entra nella sua stanza e vede la calcolatrice, appoggiata alla scrivania. Ne scaturisce il seguente dialogo):

 

QSFB: Sei morta, troia.

 
Calcolatrice: No, ti prego..

 
QSFB (con un cacciavite in mano): Erano anni che aspettavo questo momento..

 
Calcolatrice: No, no, per favore..

 
QSFB : Comincerò dal tasto coseno..

 
Calcolatrice: Senti.. ma perché non ragioniamo? Non potresti vendermi?

 
QSFB: La chitarra nuova me la posso pagare 80 euro al mese. Demolire la mia calcolatrice.. non ha prezzo!

 

Calcolatrice: Potresti vendermi e comprarci del fumo..

 
QSFB: Ti vendo.

 

Il fato vuole però che la calcolatrice non sia realmente di QSFB, ma in comodato d’uso da suo fratello. Ciò ne ha impedito definitivamente sia la distruzione che la vendita, ma essa è stata rinchiusa in uno zaino all’interno di un baule nello scantinato, apribile solamente con la formula magica  “Clatù Verata Nicto”.
Così la scorsa settimana mi sono recato in cantina, ho premuto il libro finto che mi portava al passaggio segreto, ho attraversato i cunicoli, ho sconfitto il drago sputafuoco, ho suonato l’organo fatto di ossa, ho fatto il culo quadrato ai nazgul, e finalmente mi sono ritrovato a tu per tu col baule. Pronunciata la formula magica, ne è uscito uno zaino Invicta e, al suo interno, la calcolatrice.

 
Calcolatrice
(fumando una sigaretta): Ci si rivede, eh?

 

QSFB: Ehm..si.

 
Calcolatrice: Che vuoi?

 
QSFB: Lo sai già, cosa voglio.

 
Calcolatrice: Ti costerà parecchio, lurido bastardo.

 
QSFB: Lo so. Andiamo.

 
Rassegnato, ho cominciato a preparare l’esame. Vi risparmio la pena dei dettagli. Quando ho scoperto che mi serviva anche il tasto coseno, ho avuto una crisi depressiva con tendenze suicide.
Insomma, ieri mi reco sostenere l’esame. Più o meno a 2/3 del tragitto (cioè a 80km da casa), mi assale un dubbio atroce.

Infilo la mano nello zaino.
La calcolatrice non c’è.
È scappata, la troia.

La mia mente corre in cerca di una soluzione alternativa al comprarne una al momento (due calcolatrici in casa?piuttosto non mi laureo). L’unica soluzione che mi viene in mente è di utilizzare la calcolatrice del cellulare, il che avrebbe sviluppato questo dialogo:

 

Prof: Scusi, ma lei non ha la calcolatrice?non si possono fare questi esercizi senza!

 
QSFB: Ehm.. certo, ce l’ho!

 
Prof: E dove sarebbe, scusi?

 
QSFB(indicando il cellulare): Proprio qui!  Certo che ne ha fatti di progressi la scienza, eh?

 
Prof: Lei è un idiota.

 
QSFB: Lo so.

 
Prof: Credo sia il caso che lei se ne vada.

 
QSFB: Lo credo anch’io.

 

Ho così escluso anche questa seconda opportunità, quando un lampo di genio ha pervaso la mia piccola mente: chiamo la mia amica che abita a Parma e di sicuro ha una calcolatrice da prestarmi. La chiamo, passo da casa sua, prendo la calcolatrice, ringrazio e corro all’esame. Nel frattempo lei, la calcolatrice sostitutiva, mi sta già prendendo per il culo, con frasi del tipo:

 
Calcolatrice: Guarda che io non funziono mica come l’altra, guarda che lo so che ci odi, me l’ha detto la tua calcolatrice ieri sera  in MSN.. hai visto che bel tasto coseno che ho?

 
QSFB: Muori.

 
Arranco fino all’aula, appena in tempo, saluto il professore, mi siedo, cerco la biro nello zaino..

Cazzo.
Non ho la biro.
Me l’ha rubata lei.
La troia.

 
Così, con nonchalance, mi rivolgo al professore:

 
QSFB
: Scusi..

 
Prof: Si?

 
QSFB: Ecco.. volevo chiedere se per caso qualcuno ha una penna da prestarmi.. temo di averla persa.

 
Prof (porgendomi una penna): Prego, tenga la mia.

 
QSFB: Grazie, molto gentile.

 
Prof: Si figuri. E comunque, presentarsi senza penna non è un problema. Pensi che una volta un pirla si è presentato senza calcolatrice!

Di blog e felicità

Questo non certamente un blog parecchio frequentato. La cosa non mi stupisce ma, allo stesso tempo, mi allieta il fatto che un sondaggio effettuato tra me e me stesso rileva come questo piccolo spazio sia di fatto meglio di tanti altri blog nei quali la gente scrive quante volte è andata al cesso oggi, quante volte spera di andarci domani, oppure si lamenta perché Marco se n’è andato e non ritorna più, e poi tvb,x’, 3msc,xkè,gnègnègnègnègnè. Sono quelli che io definisco "intasatori cosmici della rete", persone
che ti raccontano le loro "vicende più intime" senza rendersi conto che se le metti in un posto in cui potenzialmente le può leggere tutto il pianeta, tanto intime non sono. Basterebbe ammettere che gli piace che la gente legga i cazzi loro. Che vogliono che più gente possibile legga i cazzi loro.
Che vogliono consigli e consigli da gente che nemmeno conoscono, riguardanti i cazzi loro.E mi andrebbe bene. O meglio, loro sono inutili lo stesso.
Ma mi andrebbe bene. Almeno non descriverti come "timido e riservato".
Sapete qual’è la verità? che queste persone non hanno amici. Perchè un amico, prima o poi, ti guarda in faccia e te lo dice, più o meno in questo modo:

Intasatore: Senti.. tu cosa pensi realmente di me?
Amico: Realmente realmente?
Intasatore: Si. Realmente realmente.
Amico: Sei un idiota.
Intasatore: Come, scusa?
Amico: Sei un idiota. L’unica cosa che puoi sperare di fare nella vita è avviare una carriera come spompinatore di elefanti. Dicono che paghino bene.
Intasatore: Ah.

L’amico medio dell’intasatore, invece, risponde pressapoco così:

Intasatore: Senti.. tu cosa pensi realmente di me?
FintoAmico: Sei una bella persona.
Intasatore: Lo sapevo.

Ma comunque.
La verità è che anche tutto questo conta poco: in realtà basterebbe che ilSarto avesse qualcosina in meno tra le gambe e un paio di tette enormi per far schizzare (è proprio il caso di dirlo) le visite di questo blog a livelli interplanetari. Ma la cosa in fondo non mi tange, non mi renderebbe certo felice. Non mi accontento di così poco, io, dalla vita.

Voglio molto, molto di più.

Voglio la Jager Tap Machine!

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IN VINO VERITAS

contro la minaccia che il blog possa diventare QuandoSiFaBuio dipendente ilSarto, non può restare a guardare..

in effetti in "questi anni" non ho mai avuto tempo per scrivere..
anche se risulta persino a me difficile crederlo..

così, mentre mi interrogavo sulla vita, tormentato da quei dubbi esistenziali che ognuno di noi è
costretto ad affrontare giornalmente, del tipo: "Campari col bianco o Negroni?"
mi sono chiesto quali fossero i motivi di tanto precoce torpore mentale..

quando d’improvviso la risposta mi si è parata davanti.. inaspettata..

incarnata in una bottiglia di plastica..
tipo questa..


(sono troppo pigro per farle una foto, quindi immagine di repertorio)

a molti di voi può sembrare una bottiglia qualunque, ma fidatevi, non lo è..

da quando infatti LaCasaDellaLussuria è diventata il mio abitat naturale questa è "la bottiglia"..

ma spieghiamoci meglio..

in 3 mesi e mezzo è sempre stata li..

piena..

guardando passarle davanti  180 litri di birra (stima molto realistica, una cassa a settimana)
bottiglie di amari, vino, vodka, persino il mapomapo di QuandoSiFàBuio..

ed ho capito..

l’alkool è un’amante molto esigente..
ed io non ho la minima intenzione di deluderlo..

amen..


Ieri non ho potuto postare causa lavoro prima e spesa-per-preparazione-burritos poi. La nota positiva della serata è che tutti sono sopravvissuti ai miei burritos: quella negativa è che sono sopravvissuti proprio tutti, quindi anche il Sarto. Ma non mi preoccupo più di tanto: sono uno paziente, io. Specifico la condizione di impossibilità perché ieri era una data fondamentale per la storia dell’umanità intera: il secondo anniversario della scomparsa di un genio, di una di quelle persone che hanno reso questo pianeta un posto migliore, che rendono la vita degna di essere vissuta. Una di quelle persone che, quando muoiono, moriamo un po’ tutti.
Il secondo anniversario della scomparsa di Noriyuki "Pat" Morita.
Il maestro Miaghi, per intenderci.
Ricordo perfettamente quel giorno: vendevo pianole Bontempi all’Auchan (lo so cosa state pensando.. ma d’altra parte i soldi per la birra dovevo pur guadagnarli in qualche modo, no?), quando all’improvviso la radio ha trasmesso questa drammatica notizia.
Ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la leggerezza dell’annuncio, un po’ come fosse morto, che ne so, Grande Puffo.
Un lutto mondiale denigrato così, senza ritegno.
Così sono corso in bagno a sciaquarmi il volto, ma soprattutto a pensare a tutti i bei momenti passati insieme, ai consigli di vita che Pat mi ha impartito, a quando da piccolo cercavo di uccidere mio fratello con la "mossa della gru", e soprattutto alla creazione della mia primissima opera letteraria a lui ispirata dal titolo "La stesura della cera applicata al karate", alle parole di Pat il giorno in cui gli dissi "l’ho finito" porgendogli il manoscritto e alla sua profezia: "Un giorno verrai premiato ad un concorso letterario, ti chiameranno, il pubblico applaudirà, la giuria ti attenderà sorridente col premio in mano.. ma in quel momento tu sarai al bar con StappaUnCrodino a bere l’amaro", mi disse. "Non sarò mica così coglione", risposi io.
Si, sono così coglione.
Ma, come diceva sempre lui, la vita è questione di priorità.
Insomma, me ne torno al lavoro in lutto totale ed attraverso in tempo record tutte le fasi dell’ "elaborazione del lutto" così come descritte da Freud.

1) Fase del rifiuto

cliente: Scusi, mi potrebbe dire gentilmente quanto costa quella tastiera?

QSFB: No.

cliente: Prego?

QSFB: Ho detto di no. Sono in fase di rifiuto. E’ forse sordo?

cliente: No, non lo sono. Ma lei è un gran maleducato.

QSFB: ghizlboom truasyo.

cliente: Ehh?

QSFB: Visto? è sordo.


2) Fase della collera

cliente: Scusi..

QSFB: Scusi un cazzo. No, che non ti scuso. Dovessi scusare tutti quelli che  mi chiedono di scusarli, dovrei scusare tutti gli scusabili e gli inscusabili di questo mondo. Che poi, scusa, cosa devo scusare? mi hai chiesto scusa senza nemmeno una motivazione valida per la quale scusarsi.. anche se, in realtà, il fatto stesso di scusarsi senza avere niente di cui scusarsi è motivo valido per scusarsi, ma comunque no, non ti scuso. Perché non te ne vai a fare in culo?

cliente: …

QSFB: Coglione.


3) Disturbi somatici: Allucinazioni

cliente: Buongiorno. Mi potrebbe dire il prezzo di quella tastiera?

QSFB: ..

cliente: Si sente bene?

QSFB: ..si, si, scusi, è che non.. insomma, non mi sarei mai aspettato di vederla qui.si, insomma.. mi scusi, un po’ di emozione.. ehm.. si, voleva sapere il prezzo di quella, giusto? viene 89,90.

cliente: Grazie. La prendo

QSFB: Perfetto, tenga. La paga in cassa.

cliente:Ok, grazie. Allora arrivederci, signore.

QSFB: Arrivederci, Batman.


4) Disturbi intellettivi: malfunzionamento della memoria

cliente: Buongiorno.

QSFB: ‘giorno. Mi dica.

cliente: Mi potrebbe spiegare come funziona questa batteria elettronica?

QSFB: …

cliente: …

QSFB: Buongiorno. Mi dica.

cliente: …ehm, volevo sapere come funziona questa batteria.

QSFB: …

cliente: …

QSFB: Chi sono io?


5) Disturbi affettivi: Tristezza e pessimismo.

cliente: Buongiorno. Sa dirmi dov’è il reparto verdura?

QSFB: Non capisco a cosa possa servirle. Tanto siamo tutti morti dentro.





Ed ora, piangete un po’ con me.

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